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«Una giornata indimenticabile»: la visita degli amici
di Moldweb.it alle nostre strutture in Moldavia
Nel mese di luglio, Domenico Amato, uno dei responsabili del sito www.moldweb.it, ha trascorso una giornata a Chisinau insieme con i giovani moldavi che lavorano presso le strutture della Fondazione Regina Pacis in Moldavia. Riportiamo di seguito la sua testimonianza e lo ringraziamo per l’amicizia sua e di quanti con lui ci sono vicini dalle pagine di Moldweb.it.
«Circa otto anni fa, durante i primi sbarchi di albanesi sulle coste pugliesi, ebbi modo di visitare il centro di prima accoglienza di San Foca, ad Otranto, provincia di Lecce. Il Regina Pacis. Da qualche parte forse ho ancora qualche fotografia di quel centro voluto e gestito dalla curia leccese per sopperire all'inefficienza di uno Stato incapace di portare aiuto a quella marea di donne, bambini e uomini che quotidianamente giungevano a terra bagnati fradici, senza un presente, in cerca di un futuro. Qualcosa cambiò anche in me...
Direttore di quel centro era un certo don Cesare Lodeserto, un prete! Un nome che fino ad allora credo non dicesse niente a nessuno. Un nome che nel tempo ha fatto discutere, nel bene e nel male. Un nome che non ho mai dimenticato e che dopo anni ritrovo nel cammino della mia vita.
La Fondazione Regina Pacis è cresciuta e da qualche anno si è trasferita anche in Moldova. Da un centro di accoglienza per le ragazze vittime della tratta, ad un primo centro per bambini di strada, o come direbbe don Cesare, bambini in strada, a Chisinau, ad un secondo centro per bambini a Tiraspol passando per l'assistenza e la distribuzione dei pasti agli anziani e ai meno fortunati per i quali ogni giorno quel piatto caldo significa poter sopravvivere.
Nel mio ultimo viaggio ho voluto rendermi conto di persona cosa fosse il Regina Pacis in Moldova. Avevo già incontrato don Cesare durante il meeting di Moldweb.it a Chisinau e con lui anche Ilie Zabica, il responsabile locale della Fondazione. Sapevo che non avrei avuto modo di vedere don Cesare durante la mia visita al centro, ma Ilie, da buon direttore, non ci ha fatto certo sentire la sua mancanza.
Fissato l'appuntamento ci siamo presentati nel suo ufficio. Vittoria, la nostra "guida", e Nicola (entrambi conosciuti attraverso il forum) assieme a mia moglie ed io. Ilie si è reso immediatamente disponibile raccontandoci quello che è l'operato della Fondazione in Moldova e rispondendo senza alcuna esitazione ad ogni nostra domanda.
Giunta l'ora del pranzo Ilie ci propone di fare un giro nei punti di distribuzione dei pasti. Molto volentieri! Partiamo verso il primo centro, quello che nella notte ospita i ragazzi e le ragazze che non hanno un letto. Visitiamo velocemente la struttura. Camere da quattro posti, due letti a castello. Pulite, ordinate e ben sistemate. Bagni e cucina idem. Intanto nel piazzale esterno inizia la distribuzione. Gente dignitosa in coda silenziosamente per potersi portar via in un semplice contenitore un piatto di minestra calda, un secondo e una pagnotta cotta nel forno della fondazione. Mi sento a disagio nel non aver contribuito alla preparazione di quel pasto...
Proseguiamo. Secondo punto di distribuzione... ricavato in una stanza buia di una associazione per invalidi. Anche qui decine di persone attendono in un dignitoso silenzio. Vedono Ilie e lo salutano con gioia, lui ricambia, si ferma qualche istante a chiacchierare con gli anziani. Entriamo e alla vista della mia fotocamera qualcuno accenna un sorriso. Mia moglie mi traduce le parole di una vecchietta: «Grazie, grazie per tutto ciò che fate per noi!». Il mio disagio aumenta...
Ultima tappa. Il centro diurno dove le suore si occupano dei ragazzi e delle ragazze ospiti della Fondazione. Una bella villetta poco fuori città (siamo sempre a Chisinau). Anche qui ordine e pulizia ovunque. Ci mostrano alcuni dei lavori fatti durante la giornata. Ad ognuno il suo... le ragazze bigliettini d'auguri, i ragazzi la lavorazione del legno. Vere opere d'arte!
Qui termina la nostra visita.
Con questo mio racconto ho voluto dare, nel mio piccolo, un insignificante contributo a questa immensa opera di carità. Ho vissuto un giorno speciale che, come quello di otto anni fa, difficilmente dimenticherò!»
(3 agosto 2005)
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