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Chisinau, al via un nuovo centro socio-pastorale
Itinerari di fede e discernimento per giovani moldavi

La Fondazione Regina Pacis, dopo ormai sette anni di presenza in Moldavia, ha deciso di edificare un centro socio-pastorale nel centro della capitale Chisinau, accanto ad una struttura della Fondazione già esistente e nella quale attualmente operano le Suore Salesiane dei Sacri Cuori. La struttura, unica nel suo genere all’interno della Chiesa cattolica moldava, vuol essere un “cenacolo di formazione”, cioè un luogo dove si ritroveranno in forma residenziale giovani moldavi con il fine di verificare le proprie scelte di vita, anche in funzione di una possibile prospettiva di consacrazione. Fino ad ora le strutture della Fondazione hanno avuto come obiettivo fondamentale l’impegno di carità, il servizio, la tutela dei più deboli, lo sviluppo del territorio, sicché si è pensato di avviare anche percorsi formativi, con itinerari di fede mirati e coinvolgimento di giovani che tanto desiderano dei luoghi di aggregazione e riflessione.
La struttura sarà attrezzata per svolgere incontri, potervi risiedere in forma stabile ed avere anche una Chiesa nella quale celebrare l’Eucarestia, pregare, ascoltare la Parola di Dio, svolgere incontri e attività formative per i giovani. Sarà intensa anche la proposta vocazionale, che vedrà in prima linea la Suore Salesiane, le quali, ormai presenti sul territorio, sono riuscite a coinvolgere molti giovani e proporre percorsi di fede e di discernimento personale.
Questa nuova frontiera sulla quale la Fondazione ha deciso di operare coincide con il felice ripristino a pieno titolo per don Cesare Lodeserto della sua funzione di Presidente della Fondazione Regina Pacis. Riportiamo di seguito il primo testo scritto da don Cesare in questa circostanza.

«Carità e sofferenza»
C’è sempre il timore si esaltare ciò che si fa, lasciandosi andare in un orgoglio sterile, che deturpa l’opera di Dio, perché quanto fino ad ora è stato realizzato dalla Fondazione Regina Pacis nei Paesi dell’est è opera di Dio.
Lo dimostrano le sofferenze e le ingiustizie subite, le quali hanno sempre più avvicinato l’opera ai poveri. Lo dimostra la Divina Provvidenza ed una numerosa schiera di benefattori, che giorno dopo giorno accompagnano il cammino della Fondazione a servizio dei poveri. Lo dimostra la testimonianza di quanti nel corso degli anni hanno deciso di recarsi in Moldavia e “vedere”. Hanno visto e testimoniato, e soprattutto hanno scelto di camminare accanto alla Fondazione Regina Pacis.
Ma non c’è nulla da dimostrare, perché le opere di Dio parlano da sé e soprattutto giudicano quanti ancora oggi si ostinano nel puntare il dito e denigrare, ma senza per nulla intaccare un percorso di carità così forte ed evangelico, concreto e soprattutto fondato sulla totale fedeltà alla Chiesa.
Lasciamo parlare la carità, fatta di gesti concreti e di percorsi di sviluppo, fatto di donazione e silenziosa preghiera. Si tratta di una carità vissuta da giovani, religiose, sacerdoti ed tanti altri, che scelgono di essere servi per le strade della Moldavia e distribuire accanto al pane materiale, anche il cibo del Vangelo, la parola che ricolma di speranza il cuore dell’uomo.
Anziani, donne trafficate, bambini, malati, disoccupati, migranti, quanta sofferenza che si affida alla carità di persone di buona volontà, che sotto il segno «Regina Pacis» percorrono le strade dell’amore che vince la solitudine. Ed ogni giorno il furgoncino con il pane parte dal forno della Fondazione e si perde nel cuore dei poveri, cosi come tanti altri gesti di carità ogni giorno divengono abbraccio di speranza per quanti con lo sguardo attendono che dall’angolo della strada compaia l’auto che trasporta la zuppa calda.
Non è poesia. È storia di ogni giorno. Sono pagine di Vangelo. Sono i miracoli della carità.
Un solo grazie, rivolto ad un pastore e ad un uomo, l’Arcivescovo di Lecce, che ha sempre creduto in questa missione, pur avendo avuto nel corso degli anni validi motivi per non andare oltre, ma così non è stato. Una spiegazione c’è ed è la sofferenza, perché quest’opera di carità ha sempre avuto una grande alleata, la sofferenza, e l’Arcivescovo di Lecce, uomo di profonda fede, ha ben compreso che il binomio carità e sofferenza sarebbe stato, per quest’opera, vincente. Non c’è dubbio. Grazie.

Don Cesare Lodeserto
Presidente Fondazione Regina Pacis

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