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Italia: tolto un intralcio alla doppia cittadinanza
Chi chiede di diventare cittadino italiano non deve rinunciare alla sua cittadinanza d’origine, a meno che non sia la legge del suo Paese d’origine a prevederlo. Secondo un recente decreto del ministero dell’Interno, non bisogna più allegare il «certificato di svincolo della cittadinanza» alla richiesta di naturalizzazione. Rilasciato dalle autorità consolari del proprio Paese, il certificato dimostrava che si era avviata la procedura per rinunciare alla cittadinanza d’origine.
«Il decreto mette fine ad una situazione molto ambigua – dice la dott.sa Ledia Miraka, esperta in diritto dell’immigrazione –. La legge italiana non vieta infatti la doppia cittadinanza, tanto che quello stesso certificato non viene richiesto a chi chiede il passaporto italiano dopo aver sposato un cittadino di questo Paese. Eppure, sulla base di un altro decreto del ministero dell’Interno, le prefetture non procedevano senza che fosse allegato quel certificato».
Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu si è evidentemente reso conto del problema e, come ha spiegato nelle premesse del suo decreto, ha «ritenuto opportuno uniformare la concessione della cittadinanza italiana al principio del riconoscimento della nazionalità plurima, anche quale fattore di integrazione».
Attenzione però: la legge italiana non può varcare i confini dell’Italia, quindi se la legislazione del Paese d’origine vieta la doppia cittadinanza (come succede ad esempio in Kenya) si dovrà comunque rinunciare a una delle due.
L’Italia rimane un Paese in cui l’accesso alla cittadinanza è un percorso ad ostacoli. Basta dare un’occhiata alle cifre: l’anno scorso, a fronte di due milioni e mezzo di residenti stranieri, ci sono state solo 13.000 concessioni, nell’84% dei casi per matrimonio con un cittadino italiano.
(gennaio 2005)
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