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Intervento dell’on. Giacinto Urso
sulle badanti e la loro condizione



Caro Don Cesare,

ho letto e riflettuto la vostra lettera che mi fa conoscere ancor meglio la vasta attività della Fondazione «Regina Pacis», una realtà internazionale di grande carità, sorretta dal vostro deciso, totale lodevole impegno.

Unisco un piccolo obolo. Colgo, intanto, l’occasione per riaffrontare un problema, che ho anche rappresentato al Sottosegretario di stato, on. Mantovano, senza, però, ricavare un’adeguata comprensione da parte mia; elogio le azioni delle forze dell’ordine, dirette a raffrenare le irregolarità immigratorie e, soprattutto, a debellare illeciti mercati, spesso attivati dagli stessi stranieri. Mi sembra, però, che, in tale contesto, si trascuri un fenomeno esteso, derivato dalle sanatorie compiute e dal pratico blocco di poter ulteriormente regolarizzare attraverso contratti di lavoro chi, oggi, si trova sulla nostra terra non regolarizzato. Avviene, infatti, che molti immigrati, ottenuto il permesso di lavoro, chiamati a corrispondere notevoli importi, anche assicurativi, si autolicenziano e si pongono sul mercato per ricercare lavori più lucrosi, vantando la normalizzazione ottenuta.

A seguito di ciò anziani e anziane inabili si trovano “senza badanti”, né trovano sostituzioni adeguate tanto da doversi rivolgere, volenti o nolenti, al giro dei cosiddetti “irregolari” e, quindi, a sottoporsi a sanzioni, anche penali, fissate dalle leggi in vigore.

A tal fenomeno, si risponde che il datore di lavoro può intraprendere la via dei flussi, fissati dal Governo. Impresa non facile, complessa e di lunga durata, che assolutamente non assicura la continuità assistenziale. È mai possibile che non si comprenda siffatta incresciosa situazione e non si fissi l’elementare regola di regolarizzare qualsiasi lavoratore, dovunque si trovi in funzione della messa in atto di un regolare contratto e di denuncia agli organi previdenziali?

E, a proposito di enti previdenziali, cioè INPS, è mai possibile che la legge preveda il pagamento dei contributi anche per gli immigrati, che mai degli stessi possono fruire, mancando apposite convenzioni internazionali di recupero?

Gradirei conoscere il vostro pensiero di esperto.

Cordialmente

On. Giacinto Urso
Difensore Civico della Provincia di Lecce

Lecce, 17 gennaio 2005

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