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Italia, chiusi dal 2006 gli istituti per minori
Promuovere subito reti di famiglie e affido



A partire dal 2006 chiuderanno in Italia, o dovranno riconvertirsi in nuove strutture di accoglienza a mo’ di «reti di famiglie», i 2.002 istituti per minori che attualmente accolgono bambini provenienti da famiglie o situazioni parentali difficili. Il provvedimento pone con urgenza la necessità di mettere subito in campo misure capaci di incentivare la formula dell’affido, e quindi attivare e sostenere reti di famiglie in grado di offrire accoglienza ai minori che vivono oggi in istituto.

Ecco alcune cifre sulle dimensioni della situazione attuale.

2.633 bambini in istituto
Sono 2.633 i bambini che vivono attualmente nei 2.002 istituti italiani per minori. Queste strutture entro il 2006 dovranno chiudere, se non riusciranno a convertirsi per tempo in case-famiglia o comunità più ridotte.

83.534 domande di adozione
Le domande di adozione presentate dal 2001 ad oggi sono 83.534. Di queste, 8.364 sono le adozioni pronunciate, mentre 8.749 sono i bambini stranieri adottati da 7.419 coppie italiane. Dal 2003 al 2004 le adozioni sono aumentate del 23%.

1-4 anni di età
La fascia di età prevalente dei bambini adottati è compresa tra 1 e 4 anni (48%), mentre i minori di un anno sono il 7%. Il Paese da cui proviene il maggior numero di bambini è l’Ucraina (22%), seguito da Russia (11,8%), Colombia (9,1%) e Bulgaria (8,6%).

24 mesi di affido
L’affido di un bambino ad una famiglia italiana non può superare la durata di 24 mesi. La proroga a tale periodo può essere concessa solo dal Tribunale per i minori nel caso in cui la sospensione potrebbe recare danni al minore.

La legge intende puntare su nuove esperienze di accoglienza dei bambini in difficoltà, tra cui le «reti di famiglie». Si parla anche di «affido», forma di cura dell’infanzia che ha alla base una istituzione fondante quale la famiglia. L’affido, infatti, è un intervento temporaneo di sostegno a un minore in difficoltà, regolamentato dalla Legge 149/2001, che prevede che un minore possa essere affidato ad una famiglia che gli consenta il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.

Occorre predisporre da subito una serie di misure in grado di offrire la necessaria accoglienza ai bambini in istituto, misure di carattere anzitutto formativo nei confronti delle famiglie disposte all’affido. Avere un figlio affidato, infatti, significa creare nella propria famiglia uno spazio non solo fisico, ma in primo luogo mentale per l’accoglienza del bambino e della sua storia. Non basta desiderare di avere un figlio: è necessario costruire un percorso personale e di coppia per essere pronti all’accoglienza.

La motivazione che spinge a diventare famiglia affidataria non può limitarsi alla pur fondamentale disponibilità alla solidarietà nei confronti di un piccolo, bensì comprende anche un percorso di collaborazione e sostegno con e da parte dei Servizi sociali, della scuola, delle associazioni, delle altre famiglie. Ecco perché si parla di «reti di famiglie».

L’affido viene deciso dal servizio sociale, previo consenso del genitore; sue caratteristiche sono la temporaneità ed il mantenimento dei rapporti con la famiglia di origine.


Per intervenire o avere ulteriori informazioni su questo argomento, puoi scriverci all’indirizzo mail dibattiti@reginapacis.org o contattarci telefonicamente al numero 0832.881094.

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