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Don Cesare ancora privato della libertà
«Ma nessuno fermerà la forza della carità»
Pieno rispetto delle istituzioni e determinazione a proseguire «il lavoro avviato da don Cesare con la stessa passione, entusiasmo e slancio, facendo sì che quanto svolto in questi ultimi anni non vada perduto». La Fondazione Regina Pacis si stringe in unanime fraternità, con il nuovo incaricato don Attilio Mesagne, attorno a don Cesare Lodeserto e, mentre attende fiduciosa il rapido accertamento della verità, prosegue la sua azione di carità in Italia e Moldavia, a favore degli immigrati, dei bambini di strada, degli anziani, dei poveri. Ad accompagnare l’opera e la riflessione di tutti coloro che lavorano nella e per la Fondazione, sono le parole scritte da don Cesare nei mesi scorsi e indirizzate proprio ad amici e operatori della Fondazione. Le proponiamo alla riflessione di tutti.
Servi a tempo pieno per un’accoglienza senza confini
«Ci sono giorni che non si possono dimenticare nella propria vita; ci sono eventi che cambiano l’esistenza e avviano verso percorsi inaspettati, ma di grande valore umano. Non potrò mai dimenticare la notte del 7 marzo 1997, quando, volendo usare un’immagine biblica, l’Adriatico ci ha consegnato il popolo albanese e, da quella notte in poi, tanti immigrati di nazionalità diverse hanno trovato ristoro nella struttura di accoglienza. Il Centro Regina Pacis è nato quella notte, nel freddo di un inverno che ci ha resi testimoni della disperazione, ma nello stesso tempo ci ha imposto il dovere di essere anche testimoni della speranza e della carità. Tutto ciò che è accaduto da quel momento in poi, è scritto nei cuori di coloro che hanno creduto nell’accoglienza, sacrificando la propria vita e camminando, giorno dopo giorno, notte dopo notte, accanto a donne, bambini, uomini, famiglie, per essere promotori dell’amore che non ha confini» (don Cesare Lodeserto, 6 marzo 2005).
Il nostro programma: donare l’amore di Dio
«Le strade future – ma lo sono già oggi come lo erano ieri – saranno ancor più quelle della Provvidenza divina, dell’amore agli altri, della dedizione a chi soffre, della vicinanza alle donne sfruttate ed abbandonate, ai bambini senza padre, alle solitudini nascoste negli angoli delle città abbellite di falsità e fariseismo. “Dio è amore”. Questo è il nostro programma, donare l’amore di Dio a coloro che sono stati traditi dall’amore degli uomini, abbracciandoli ed amandoli, servendoli, custodendoli, accompagnandoli nel loro cammino di ogni giorno e restituendoli alla società liberi e ricolmi di speranza» (don Cesare Lodeserto, 8 gennaio 2005).
La prova della sofferenza
«La sofferenza sarà sempre una compagna di viaggio. […] Fin dall’inizio gli uomini non hanno mancato di farci soffrire, e non poco. Ho sempre accettato, perché consapevole che Dio permetteva anche questo, per farci crescere e dare valore al sacrificio di ogni giorno. […] Le attività della Fondazione Regina Pacis proseguiranno, sia in Italia che nei Paesi dell’Est. A coloro che vorranno essere nostri compagni di viaggio chiedo prima di tutto la preghiera, che è forza che unisce e non divide» (don Cesare Lodeserto, 8 gennaio 2005).
L’inarrestabile forza della carità
«Nessuno potrà mai fermare la forza della carità. Diciamo grazie a tutti, senza rancore, ed anche a coloro che ci fanno soffrire. Anche questo è un grande aiuto, soprattutto per comprendere la meravigliosa “scuola di Dio”» (don Cesare Lodeserto, 6 marzo 2005).
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